Comunicare con il bambino tramite i segni

 

Esiste un modo per comunicare efficacemente con il bambino prima che inizi a parlare? 

 

Molto spesso il nostro bambino piange e non riusciamo a capire il motivo. Sarà fame? o stanchezza? Vorrà essere cambiato di pannolino? Decifrare le necessità dei piccoli, in età preverbale, è un’esigenza molto sentita dalle mamme che vorrebbero sempre riuscire ad interpretare le ragioni dei pianti dei bebè, le loro esigenze o i loro tentativi di comunicare.

Su questo tema si è scritto molto oltreoceano e anche in Italia oggi si parla del linguaggio dei segni rivolto ai bambini. In questi testi viene indicato come utilizzare i segni con bambini senza difficoltà uditive per migliorare la comunicazione genitore-figlio.

 

Dovendo interagire con dei bambini, i segni spiegati tramite illustrazioni sono segni molto intuitivi e facili da imparare e suddivisi per fascia d’età.

I segni mimano-identificano:

  1. attività come mangiare, dormire, giocare;
  2. oggetti di utilizzo comune come latte, ciuccio, letto;
  3. persone come mamma, papà, nonna;
  4. sensazioni come caldo, freddo, dolore. 

 

Questa letteratura afferma anche che, oltre ad agevolare la comunicare bambino-adulto nella quotidianità, i bambini le cui madri adottano questo sistema di comunicazione attraverso i segni hanno un più precoce e più ricco sviluppo del linguaggio:

-verbale: i bambini che comunicano con i segni parlano di più, parlano prima e parlano meglio;

-cognitivo: i bambini che comunicano con i segni utilizzano attivamente questo strumento per conoscere e capire il mondo

-socio-affettivo: i bambini che comunicano con i segni riescono a far capire i propri bisogni prima di avere la padronanza della parola aumentando così le interazioni positive con i genitori.

 

Esperti in Italia si sono espressi a favore o contro questa tecnica di comunicazione dei segni.

Riportiamo quindi alcuni spunti di riflessione sull’argomento e lasciamo libertà di pensiero personale:

  1. adottare segni di comunicazione standardizzati in modo sistematico, rende questa tecnica di insegnamento-apprendimento universale. Partendo dal presupposto che i segni trovano le radici nella cultura specifica di ciascun Paese, non sarebbe più efficace utilizzare i segni della comunità a cui si appartiene, anziché mutuare quelli di altre Nazioni?
  2. adottare segni per comunicare significa utilizzare un sistema artificiale di comunicazione che molto spesso solleva ansie e preoccupazioni delle neo-mamme ed in particolare di tutte quelle donne che si trovano ad affrontare da sole, senza il supporto della rete sociale parentale, la crescita e l’educazione del proprio bimbo. Ma la comunicazione madre-figlio non è qualcosa di personale? Non è il risultato di un percorso proprio di crescita della coppia mamma-figlio? Pensare che esista un metodo per imparare ad interpretare in modo corretto le necessità del proprio figlio prima che lui sia in grado di verbalizzare è allettante e rassicura ma non è più naturale e spontaneo per una madre fidarsi del rapporto costruito con il proprio bambino durante i 9 mesi di gravidanza e successivamente nei primi mesi di vita attraverso sguardi, espressioni emotive, gesti, sorrisi e modulazione dei suoni?


In conclusione, che si adotti il linguaggio dei segni oppure si aspetti le opportune tempistiche per lo sviluppo verbale nel bambino, la cosa fondamentale è la presenza, l’impegno e la cura costante che il genitore deve avere nei confronti del proprio figlio.

 

Dott.ssa Erica Mazzucato