Bambini iperattivi come tratto ereditario positivo

Quando si vedono bambini iperattivi, il primo pensiero che si fa è quello di avere di fronte un bambino con problemi comportamentali senza pensare che questo desiderio di “voler fare” possa essere un tratto ereditario antico che era utile alla sopravvivenza dei nostri antenati.
Ci siamo mai chiesti perchè tanti bambini, e anche adulti, sono terrorizzati dai ragni, dai serpenti, dal buio, dagli spazi aperti, da quelli chiusi e, nella prima infanzia, dagli estranei e dal distacco improvviso dai genitori? Gli psicologi evolutivi direbbero che si tratta di paure innate dal grande valore adattativo in ambienti ancestrali.

Molti esperti hanno trattato il tema della costituzione biosociale dell’uomo affermando che essa è disegnata per rispondere al meglio in condizioni di vita tipiche dei cacciatori-raccoglitori, quelle stesse che hanno accompagnato l’uomo per oltre il 95% della sua storia.

Non siamo certo vissuti tutto quel tempo in un contesto di vita cittadina contemporanea, pieno di automobili, affollato, rumoroso e illuminato artificialmente. In realtà, più d’una delle caratteristiche umane classificate oggi come disturbi psichici ha aiutato la nostra specie ad affrontare le sfide quotidiane e a sopravvivere.

L’ ADHD o deficit di attenzione e iperattività e i suoi tratti tipici come la facile distraibilità, l’impulsività e l’aggressività, hanno favorito la sopravvivenza degli esseri umani nel periodo precedente allo sviluppo dell’agricoltura.

I bravi cacciatori-raccoglitori erano coloro che quando vedevano un animale nell’oscurità o notavano qualcosa che si muoveva, erano pronti ad aggressioni rapide perché probabilmente ciò significava “pericolo” oppure “cibo”. Essere impulsivi e irrequieti significava sopravvivere.

Tratti caratteriali come la pazienza e una passione per l’organizzazione e la pianificazione erano più consoni agli agricoltori.

Quindi, i bambini con deficit di attenzione non hanno nessun disturbo mentale: la Natura li ha solo dotati di quelle caratteristiche che fecero dei loro antenati degli abili cacciatori, rendendoli meno adatti a stare seduti per lunghe ore e prestare attenzione ad una classica lezione di scuola.

Qual è la soluzione?

Tutti i bambini, non solo quelli con i tratti dell’ADHD, hanno bisogno di stare all’aperto in ampi spazi verdi e di correre liberamente: giocare all’aria aperta aumenta il livello di attenzione e di concentrazione. E quali giochi prediligerà il nostro piccolo “cacciatore-raccoglitore”? Tutti quei giochi che richiedono di acchiappare e di essere acchiappato, di darsi la caccia, di essere bravi a sfuggire alla cattura e a catturare.

 

Anche l’ ansia è considerata un disturbo da curare e anch’essa può essere considerata un tratto distintivo nell’evoluzione dell’uomo.

A volte si dimentica quanto, nel corso della storia, le perdite catastrofiche dovute alle malattie, alle guerre, alla fame, agli eventi climatici o ai predatori facessero parte della vita. Avere ansia, preoccuparsi e anticipare il peggio lo rendeva meno doloroso. Oggi, il nostro cervello conserva ancora questo meccanismo protettivo di anticipazione del pericolo.

Perciò in riferimento ai bambini, la loro salute psichica e il loro benessere non implica uno stato mentale libero dall’ansia. Essere pronti al pericolo con la testa e con il corpo è sempre meglio che farsi cogliere impreparati. Se guardiamo all’ansia in questi termini, come un tratto inscritto nel nostro genoma, ci sarà più facile comprendere e avere pazienza quando i bambini hanno paura di qualcosa: del buio, di alcuni rumori forti, della lontananza dalla presenza protettiva di coloro che amano in momenti che percepiscono come pericolosi.

Anziché parlare di disturbi mentali nei bambini, come se in loro ci fosse una qualche entità malata, è sempre necessario tenere in considerazione come le situazioni ambientali che incontrano li possano mettere a disagio.

A volte, anche piccoli cambiamenti nell’ambiente in cui il bambino vive,  possono avere notevoli conseguenze: il cambio di una maestra, il trasferimento in un’altra abitazione con nuove amicizie da fare…e mille altri piccoli cambiamenti quotidiani.


Perciò definire i tratti ansiosi o quelli tipici del deficit di attenzione una forma di malattia è molto poco rispettoso nei riguardi dei nostri antichi avi che nel corso dei millenni se la sono cavata sempre meglio affinando i comportamenti tipici dell’ADHD per abbattere grosse prede, anticipare il pericolo con la giusta dose di ansia, e fare in modo che chi venisse dopo avesse più di una qualche probabilità di sopravvivenza.

 

Dott.ssa Erica Mazzucato