Tifoseria: quanto conta nello sport

A pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi invernali non si può non parlare di tifoseria, non si può non pensare a quella condizione di ansia e adrenalina mista a entusiasmo che si prova quando gli atleti del proprio Paese disputano una competizione internazionale, quando gioca la propria squadra del cuore o il pilota favorito raggiunge il podio. È innegabile dunque che la tifoseria sia una componente fondamentale e ormai imprescindibile dello sport e per lo sport.

 

Quando si dice tifo la mente va quasi automaticamente agli ultrà e ai cori da stadio, spesso con sentimenti anche negativi per chi lo vive dall’esterno. Questo perché non sono mancati e non mancano purtroppo episodi anche violenti tra tifosi in modo particolare nel calcio, sia per la centralità che questo sport riveste in Italia e in Europa, sia perché è proprio in questo gioco, tra club e gruppi ultrà anche storici, che la tifoseria assume più rilievo.

 

Il tifo dunque è strettamente correlato con la dimensione psicologica del tifoso e perché no anche dell’atleta. Il tifoso infatti, a differenza del semplice spettatore che anche in modo distaccato segue un particolare evento sportivo, lega il suo umore al risultato agonistico. Lo spettatore puro e semplice riesce a gustarsi l’evento più di un tifoso che soffre, piange ed esulta confondendosi e identificandosi con l’atleta o squadra che sta supportando. Ovviamente il tifo è molto più diffuso in un determinato sport a seconda delle caratteristiche dello stesso; se lo sport in questione è poco oggettivo e non individuale maggiori sono le possibilità che nasca un tifo. Si potrebbe prendere come esempio un semplice confronto tra l’atletica leggera e il calcio. Il calcio è davvero poco oggettivo se si considerano le innumerevoli discussioni che animano i bar per un rigore o un fuori gioco presunto. L’atletica leggera al contrario si basa su numeri e abilità specifiche di un determinato atleta.  Nel mezzo ci sono sport, come ad esempio l’automobilismo, caratterizzati da un grado intermedio di oggettività.

Detto ciò potrebbe sembrare eccessivo l’atteggiamento del tifoso che arrivi a far dipendere il proprio umore da un risultato agonistico, ma ciò succede! E questo vale per il tifoso di calcio che si immedesima al punto tale da sentirsi parte integrante della squadra del cuore. Chi non ricorda gli addii memorabili al calcio di uomini diventati leggende, tra pianti dei tifosi e giri di campo. Ancora, il tifo coinvolge e talvolta aiuta l’atleta nella prestazione; non si può escludere che incida parecchio sul gioco di una squadra l’avere il supporto del proprio gruppo di tifosi al completo.

Vincere per godere della gioia dei tifosi.

Un fallimento al contrario richiede delle scuse e corrisponde a un patto mancato, a una sorta di tradimento.

 

La tifoseria italiana si prepara alle Olimpiadi, ma ancora non ha digerito il boccone amaro della mancata qualificazione ai mondiali di calcio. L’estate “mondiale” che verrà non sarà la stessa; non ci saranno bandierine sui volti e i tavolini dei bar all’aperto gremiti di persone unite in un unico respiro con gli occhi fissi sulla palla in attesa di un gol…ma ci si spera sempre!

 

 

Dott.ssa Teresa Maddonni