Acqua sport e benessere per diversamente abili

 

Il mondo della medicina ha fatto passi enormi e la cura sanitaria di ogni individuo è altamente protetta e tutelata. Il risultato di questo progresso ha fatto si che la vita media delle persone si sia molto allungata. Tuttavia, questo processo sanitario interventista, deve essere affiancato da una cultura di welfare intesa come ricerca di benessere di ogni individuo. In altre parole, il grande progresso della medicina nel salvare vite umane deve sempre essere accompagnato da un desiderio personale di mantenere uno stato di salute buona ed il più possibile indipendente. Quanto affermato è valido per tutti, anche per quei soggetti che, a seguito di infortuni, incidenti  o per situazioni patologiche riscontrate dalla nascita o successive, rientrano nella categoria dei diversamente abili.

Sicuramente, parlando di movimento fisico, uno stato di diversa abilità non deve renderci prevenuti ed intimoriti ma competenti, informati e consapevoli delle diverse situazioni che ci potremmo trovare ad affrontare, costruendo su quest’ultime le nostre lezioni a misura di capacità ma soprattutto, di divertimento. Il divertimento è fondamentale poiché molte persone non accettano facilmente uno stato di disabilità, soprattutto se lo hanno subito successivamente ad uno stato di normalità. Impostare un lavoro fisico sportivo sulle persone, riconoscendone i limiti ma non mettendo limitazioni, deve essere affiancato da un lavoro preparatorio mentale assolutamente necessario per motivare e spronare a impegnarsi quotidianamente per superare le proprie paure e difficoltà.

Il nuoto può essere praticato senza limiti ma soprattutto senza limitazione alcuna in quanto, grazie alla preziosa legge dell’acqua chiamata principio di Archimede, il fisico viene supportato ed alleviato dalle “non possibilità” che la patologia stessa, potrebbe invece accentuare in un lavoro eseguito a terra. Anche la disabilità mentale trova in acqua la sua condizione ottimale: l’acqua essendo un elemento giocoso facilita le relazioni tra coetanei di ogni fascia d’età ma anche tra insegnante ed allievi con o senza patologie. Molto spesso gli impianti accolgono e iniziano corsi con ottimi risultati con bambini autistici, con persone con sindrome di Down o con persone affette da epilessia che spesso, per paura di non essere accettate dall’ impianto per mancanza di dovuta informazione, non dichiarano il loro stato.  

 

Ecco perché lo sport, e il nuoto come specializzazione sportiva, è stato tra le prime proposte e risposte culturali alla disabilità, offrendo opportunità di espressione fisica, mentale ed emozionale per tutti, finalizzata ad una opportunità di autonomia personale, da sviluppare in un contesto collettivo, per abbattere ogni forma di pregiudizio. Inoltre grazie anche alle bellissime iniziative legate ai giochi paraolimpici o alle attività agonistico sportive per i diversamente abili, si è restituito a molte persone non solo la possibilità di vivere in uno stato di salute ma una vera e propria dignità personale, ammirando e riconoscendo il suo impegno e le sue capacità.

 

Michela Vomiero

Imprenditore Sportivo e Docente F.I.N.