Il nuoto che educa a crescere: alla scoperta della paura che non c’è

Nuotare fa bene come fa bene correre, giocare, saltare, rotolare, arrampicarsi. Cercherò quindi di raccontarvi come un’ esperienza sportiva natatoria possa sicuramente giovare allo sviluppo corporeo di ogni bambino e al contempo, stimolando il suo vissuto emozionale e mentale che è uno strumento fondamentale dell’ apprendimento, influenzare positivamente anche la sua crescita armonica e l‘ autostima che nasce e cresce grazie alla consapevolezza delle proprie capacità.

 

L’ avventura inizia da subito poiché, essendo l’acqua un elemento regolato da leggi chimiche e fisiche completamente diverse dal movimento all’aria aperta, e favorendo esperienza didattica attraverso un gioco di percezioni sensoriali, svilupperemo in ogni bambino tutte quelle abilità che gli permettono di vivere serenamente immerso in un ambiente diverso e sconosciuto.

 

Muoversi nell’acqua infatti significa:

 

  1. Visione: verticale nell’acqua (orizzontale nella terra)
  2. Postura: orizzontale nell’ acqua (verticale nella terra)
  3. Respiro: principalmente bocca nell’acqua (naso nella terra)
  4. Equilibrio: posizione della testa nell’ acqua (tratto lombare nella terra)

 

Ecco per cui, la prima regola fondamentale affinché ogni bambino possa sviluppare una buona acquaticità non è quella di insegnargli a muoversi nell’acqua ma A STARE NELL’ACQUA, favorendo tutte quelle situazioni esperienziali in completo abbandono del corpo, consapevoli che questo non cade, tanto meno sprofonda, ma viene sorretto dalla grande mano chiamata “principio di Archimede”.

 

Spesso la difficoltà di un bambino non è legata alla paura dell’ acqua ma alla difficoltà di staccarsi dal suo schema terrestre, fortemente condizionato dall’ appoggio del piede a terra. Fondamentale quindi, prima ancora di farlo nuotare, favorire tutte quelle esperienze ludico didattiche che aiutano questo cambiamento/adattamento, grazie ad esperienze di SENSI.ABILITA’.

 

Quando un bambino impara a camminare l’ obiettivo è non cadere più. Su questo processo, lui impara a condizionare tutte quelle capacità che gli permettono di camminare, senza cadere. Quando i genitori lo portano a nuoto lui si trova a mettere in discussione tutte quelle sicurezze che fino all’ altro giorno gli servivano per non cadere e, di conseguenza, anche per non farsi male. Adesso il maestro di nuoto gli chiede di “cadere in avanti” e questo fa paura perché lui non conosce l’acqua. Le parole del maestro sono molto rassicuranti ma non lo fanno sentire tranquillo perché in base al suo vissuto sa che quello che lui gli sta chiedendo, se fosse fatto a terra, gli farebbe del male. 

 

Pertanto il primo step obbligatorio e necessario per l’apprendimento natatorio è un’ educazione attenta ai nuovi schemi corporei necessari, calibrando la proposta non in modo invasivo ma a misura di capacità del bambino, non solo dal punto di vista fisico ma anche in base alla sua attitudine mentale, alla sua personalità e capacità di comunicazione delle sue emozioni.

 

Sviluppare modelli didattici dove il primo approccio sia quello legato all’ esplorazione del luogo e dell’ elemento è praticamente un atto dovuto dell’ insegnamento stesso, al fine di porre ogni bambino nella condizione serena di sviluppare quelle capacità che lo aiuteranno a stare in acqua in sicurezza, senza paura e in un completo stato di rilassamento. Senza queste condizioni fondamentali, ogni aspetto della costruzione della fase propulsiva della nuotata, sarà totalmente inefficace.

 

 

Michela Vomiero

Imprenditore Sportivo e Docente F.I.N.